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Claudio Stercal

Claudio Stercal

 

Origene. Omelie su Gesuè.

Da Giosuè a Gesù:

l’intelligenza del mistero cristiano

(“Parole di vita”, ¹ 4(40), 1995)

 

“Il libro di Giosuè mira non tanto a mostrarci le gesta di Giosuè, figlio di Nun, quanto a descriverci i misteri di Gesù, mio Signore” (I, 3). Con questa affermazione, che non nasconde una grande fede e un profondo amore per Gesù, Origene spiega, nella prima delle ventisei sul omelie libro di Giosuè, il suo modo di interpretare la Bibbia. Una interpretazione che egli stesso definisce “spirituale”. Fondata, cioè, sulla convinzione che il testo biblico non solo narra dei fatti storici, ma attraverso di essi ci aiuta a riconoscere e a comprendere l’azione spirituale di Dio nella nostra vita. Ciò è possibile poichè è lo stesso Dio che si rivela nell’Antico Testamento, porta a compimento la sua azione salvifica in Gesù, opera ancora oggi spiritualmente e invisibilmente nella nostra vita. La continuità e l’unità dell’azione di Dio fondano, per Origene e per i padri della Chiesa, la possibilità di una interpretazione non solo letterale, ma anche spirituale del testo biblico.

Il libro di Giosuè in particolare, come Origene sottolinea, mostra questa “continuità” anche nel nome del suo personaggio principale: in ebraico il nome “Giosuè” (yehošū‘a), infatti, è una forma antica del nome “Gesù” (yešū‘a). Perciò quando nel testo biblico si parla di Giosuè – osserva Origene – si deve intendere Gesù: “’E lui infatti che dopo la morte di Mosè ha assunto il comando, è lui che ha condotto l’esercito e ha combattuto contro Amalec; e ciò che era adombrato dalle braccia distese sul monte egli lo ha realizzato inchiodando alla croce i principi e le potenze sulle quali egli, in se stesso, trionfa” (I, 3).

Le ventisei omelie ripercorrono, allora, le vicende del libro di Giosuè per interpretarle “spiritualmente”. Queste omelie, composte negli anni 249-250 – durante la persecuzione di Decio, nella quale anche Origene, che morì forse nel 254, venne impriggionato e torturato – sono giunte a noi solo nella traduzione latina di Rufino, realizzata tra il 398 e il 404, e sono, con ogni probabilità, una delle ultime opere di Origene, quasi un testamento, frutto della sua raggiunta maturità spirituale.

Lo site esegetico è indubbiamente lontano dai metodi cui oggi siamo abituati e ciò rende la lettura talvolta faticosa. Tuttavia, con un po’ di pazienza e di intelligenza, non è difficile scoprirne il valore e la ricchezza, non tanto sul piano esegetico, quanto su quello spirituale. Ne proponiamo un esempio: il commento ai primi versetti del libro di Giosuè.

““Il Signore disse a Gesù figlio di Nun, servo di Mosè: Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso il paese que io vi do” (Gs 1:2). Forse ti chiederai come il nostro Signore Gesù, figlio di Dio, possa essere servo di Mosè, poichè “quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo figlio nato da donna, nato sotto la legge” (Gal 4:4). Proprio in quanto “nato sotto la legge” è “divenuto servo di Mosè”. Dio, però, non dice di entrare nella terra che diede Mosè, ma “che io vi do”. Osserva che dopo la morte di Mosè Dio dona la terra al popolo grazie a Gesù. Quale terra? Senza dubbio quella a proposito della quale il Signore dice: “Beati i miti, perché eriditeranno la terra” (Mt 5:5). “Ogni luogo al quale salirete con la pianta dei vostri piedi, ve lo darò” (Gs 1:3).Quali sono i luoghi ai quali saliremo con la pianta dei nostri piedi? La lettera della Legge è posta in terra e giace in basso. Quindi non sale mai chi segue la lettera della Legge. Ma se salirai dalla lettera allo spirito e dalla storia a una intellegenza più elevata, allora salirai al luogo elevato ed eccelso che riceverai da Dio in eredità. Se, infatti, nella Scrittura comprenderai i tipi e riconoscerai che sono figure della realtà celesti e cercherai con il tuo spirito e la tua intelligenza “le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 3:1), allora riceverai in eredità quel luogo, del quale il Signore e Salvatore dice: “Dove sono io, là sarà anche il mio servo” (Gv 12:26). Se, dunque, grazie alla tua fede, alla tua vita, alla tua purezza, alla tua virtù giungerai sino a Cristo che siede alla destra di Dio e grazie alle “piante dei piedi” che gesù lavo (cf Gv 13:5) entrerai in quel luogo, Dio te lo donerà; alloro non solo sarai “erede di Dio, ma anche coerede di Cristo” (Rom 8:17)” (II, 2-3).

L’ingresso nella terra promessa sotto la guida di Giosuè è quindi “tipo”, “figura” dell’ingresso di ogni credente nel regno dei cieli sotto la guida di Gesù.’E l’unica azione salvifica di Dio che si dispiega con sorprendente continuità in tutta la storia dell’umanità: ai tempi di Giosuè, nella Pasqua di Gesù, nella vita di ogni uomo

Certamente Origene non conosceva i metodi e i criteri della moderna esegesi storico-critica, ma per la sua ricca esperienza spirituale conosceva ed era in grado di introdurre all’ affascinante bellezza del mistero cristiano.


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